Più forte… del rumore!

Nel silenzio del cuore l’ascolto di una chiamata. La Veglia in Cattedrale

Di Don Marco Trivisonne

Lo scorso 11 aprile 2008, una imprevista coincidenza ha fatto incrociare nelle stesse ore la Veglia diocesana di preghiera per le Vocazioni con gli ultimi accenti della campagna elettorale, alla sua chiusura per termini di legge. Sicché a Teramo, mentre in cattedrale si pregava, ascolta, rifletteva sul senso della vita e sulla direzione da dare alle proprie risorse interiori, affettive e alle proprie capacità, a pochissime decine di metri – lì fuori – si lanciavano appelli agli ultimi elettori catturabili. Una chiamata anche quella, se volete: Assordante, per sembrare convincente. Concitata per esprimere l’urgenza. Impetuosa, per dar meno tempo di pensare. Piena di parole ad effetto, per fermare consensi.
Di qua, in cattedrale, c’era pure un grande fermento, ma ci si muoveva tutto all’opposto. Nel segreto del cuore. Sugli accordi di sobrie melodie. Nel santo timore di chi si affaccia ai grandi passi della vita. Con i tempi propri a una tale meditazione.
Due icone opposte: la piazza e il segreto del cuore; lo schiamazzo e il silenzio; la fretta e l’eterno. L’urgenza di produrre risultati e la feconda pazienza.
Che mistero è la chiamata del Signore! E che mistero è soffermarsi a prenderla in considerazione. Non si pesa, non si misura, non si tinge. Che mistero poterne addirittura parlare, trasmetterla, affermarla con la propria testimonianza. E, perché no, alla fine suscitarla!
È perciò che, quel paio di centinaia di giovani presenti alla Veglia, pregando, ascoltando, cantando in tono raccolto, non si sono accorti più di tanto di quel che rumoreggiava fuori e che le vetrate del duomo non riuscivano a trattenere. Quei giovani si sono accorti bene, invece, e si sono concentrati sulla Parola di Dio, che scorreva nelle loro orecchie e sulle loro labbra e, poi, emozionati, non hanno perso una sillaba della determinante testimonianza offerta in diretta dal monastero delle Clarisse di Atri, da dove, in collegamento telefonico suor Maria Rita, a nome suo e della comunità, dava voce al silenzio antico ed edificante del monastero.
Le era stato chiesto: che senso ha per te, per la Clausura, lo slogan della 45° Giornata per le Vocazioni: “Corro per la via del tuo amore”? Come si può “correre” in una scelta di vita contemplativa?
(testimonianza delle suore clarisse del monastero di S. Chiara di Atri)
La vita religiosa in clausura può sembrare dall’esterno un luogo dove non ci sia molto movimento, con le circa 7 ore dedicate esclusivamente alla preghiera.
Parlare addirittura di “corsa” sembra esagerato. Ma, per usare l’invito di Gesù ai suoi primi due discepoli, “Venite e vedrete”.
Tuttavia, fin quando qualcuno non ascolta e segue la Sua ineffabile voce che lo spinge a lasciare le svariate corse che impegnano la gran parte dell’umanità, provo a dire che cosa significa per una clarissa “correre per la Via del Suo Amore”. Dio ci ama e ci ha amato per primo. Lo ha detto S. Giovanni. Noi ne abbiamo fatto esperienza e ogni giorno rinnoviamo tale esperienza. Questo amore di Dio, poi, si è manifestato nel Figlio Suo, che ci ha amato fino a consegnarsi completamente. Questo Figlio prediletto è la Via e sulle orme di S. Chiara noi lo seguiamo.
Nel Suo Testamento, ringraziando il Padre delle misericordie per il Dono della Vocazione ricevuta, ella fa memoria dell’ispirazione ricevuta e della mediazione di S. Francesco e così dice: “Il Figlio di Dio si è fatto per noi Via e Questa ci insegnò e indicò, con le parole e l’esempio della vita, S. Francesco, vero amante e imitatore di Lui”. E che il poverello di Assisi abbia seguito in modo mirabile le “impronte” di Gesù Crocifisso, è noto a tutti.
Passiamo al verbo “incriminato”, al Correre, che sembra assurdo riferito a una suora di vita contemplativa. La corsa che ci riguarda è quella che si legge nel Cantico dei Cantici, la corsa della “sposa” dietro lo “sposo” che viene echeggiata negli scritti di Santa Chiara: “Attirami dietro a Te, celeste sposo. Dietro a Te correremo attratti dalla dolcezza del Tuo Profumo. Correrò senza stancarmi mai”.
È una corsa che interessa lo Sguardo che si posa sull’umiliazione del Figlio di Dio, nell’incarnazione e nella Passione e sulla gloria che ora riceva alla Destra del Padre. È una corsa che interessa la Meditazione, la contemplazione e il rendimento di grazie perché tanto ci ha amato fino a dare Se stesso per noi. È una corsa che riguarda tutta la vita, fino a spingerci ad amarlo con tutte le fibre del nostro cuore. La nostra corsa si esprime nell’andare con decisione e con passione ai tempi stabiliti nel nostro orario a incontrarLo nel dialogo e nel silenzio della preghiera. Si esprime nel conservare il ricordo di Lui e la comunione con Lui quando andiamo ai nostri impegni ricevuti dall’obbedienza e nel prenderci cura di sorelle ammalate.
Si esprime nel portare la luce e l’amore del Signore Gesù quando veniamo chiamate al telefono o in parlatorio, per incontrare sorelle e fratelli che chiedono ascolto e conforto. Si esprime nell’offrire un supporto ai giovani che cercano la loro strada.
In ogni momento della nostra giornata siamo presenti, con il pensiero e la preghiera, alla “corsa” del Papa – primo missionario di Gesù – dei vescovi, dei sacerdoti, religiosi, missionari e catechisti, impegnati nell’annuncio del Vangelo dell’amore di Dio in ogni angolo della terra.
Chiara ci insegna che, vivendo la nostra vita nell’adorazione e lode del Signore, siamo Sue collaboratrici e sostegno delle membra deboli e vacillanti del Suo ineffabile Corpo.
Ne abbiamo fiducia e lo chiediamo alla Sua Grazia che “qui” ci ha chiamate e attirate.
Pace e bene a tutti voi e buona corsa sulla via del suo amore.
Le Sorelle Clarisse di Atri

Passata un’ora e più, fuori del duomo, correvano ancora imploranti, le voci degli ultimi candidati in lista per la chiusura della campagna elettorale, cercando, alla fredda luce dei fari della pubblica piazza, in una piazza troppo vasta, negli occhi dei pochi tenaci presenti, i segni di una ritrovata vocazione politica del cittadino ideale; ma questa vocazione, si sa, sembra faccia fatica a radicarsi nel costume medio, perché alla politica ci si pensa solo sotto le elezioni. All’interno della cattedrale, invece, e anzi, ancora più in fondo, nel sacrario del cuore, il Signore con le sue miti parole, si andava facendo silenziosamente convincente nei giovani e non giovani raccoltisi lì da più di un angolo della diocesi per ascoltare la sua voce.

 
 
 
 
 
 
 
 
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