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Elena Manganelli fin da
bambina sentiva una sola vocazione: la scultura. Dopo l'accademia di belle
arti a Firenze, entra nello studio dello scultore Alberto Inglesi a Siena.
Mostre, gallerie, l'amicizia con altri artisti: «Il mio unico
mondo era quello dell'arte, quello l'unico scopo della mia vita». L'imprevisto per Elena è una visita all'eremo di Lecceto (Siena): un antico monastero che una coraggiosa suora agostiniana, madre Alessandra Macajone, ha ristrutturato e trasformato in centro di spiritualità. Elena resta affascinata dal luogo, ma anche spaventata: «All'improvviso è come se mi fossi sentita chiamare, ma questo significava abbandonare la scultura. Perciò ho deciso che non sarei più tornata laggiù» racconta. La giovane artista comincia a viaggiare, si reca più volte negli Stati Uniti. Rientrata in Italia acquista un fienile, lo ristruttura con le sue mani per trasformarlo in atelier. Ma l'imprevisto torna: «Ero sempre più delusa dal mondo artistico. Mi sembrava un universo di frammenti dove eravamo tutti come delle isole. Ognuno chino su di sé a raccontare il proprio pezzo di mondo, ma incapace di comunicare con gli altri. Anche la gente che passava dalle mostre mi sembrava sempre frettolosa, incapace di fermarsi a contemplare l'opera d'arte e a entrare in dialogo con il mistero che racchiude». Un monaco benedettino la riporta a Lecceto e stavolta Elena si lascia convincere: «A 32 anni sono entrata nel monastero, a 34 ho preso i voti temporanei. Per anni sono vissuta nel corridoio della vita: c'erano tante porte ma non mi decidevo mai a entrare. Finalmente ho scelto quella giusta e ho trovato la mia casa». Per i genitori è stato uno shock: «Papà non si rassegnava a vedermi abbandonare tutto. Abbiamo parlato per ore, a poco a poco si è convertito con me ed è tornato alla fede. Ora è lui che mi incoraggia». In clausura c'è posto anche per la scultura. Suor Elena ha sistemato il suo atelier in un vecchio garage vicino all'eremo: «Ho scolpito un crocifisso e una sacra famiglia. In chiesa l'opera d'arte può trovare il suo spazio e il suo tempo: chi passa si ferma, prega, contempla, dialoga con il mistero. Anche scolpire non è più un'esperienza solitaria: le sorelle vengono, mi chiedono, mi aiutano. E un modo per condividere la bellezza». |
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